Lab Internazionale della Comunicazione

BRUNO DEMARCHI

Bruno DeMarchi, fondatore del Lab

1963

Nascono a Roma nel 1963 i Corsi Estivi di Lingua e Cultura italiana per stranieri per volontà dall'Università Cattolica.

1981

Il Laboratorio internazionale della comunicazione continua la tradizione dei corsi estivi per stranieri fondati nel 1963 a Roma. Dal 1981 i corsi hanno assunto la nuova denominazione di Laboratorio internazionale della comunicazione in seguito alla trasformazione da corso estivo di lingua a corso di lingua e cultura italiana per poiesi espressiva.

Bruno DeMarchi, docente dell'Università Cattolica di Milano, Liana Nissim dell'Università degli Studi di Milano e Franco Frilli, rettore dell'università degli studi di Udine, Bruno Tellia dell'Università degli Studi di Udine  costituiscono a Udine, nel 1991 il comitato Deputazione per il Laboratorio internazionale della comunicazione a Udine, che avrà come mission quella di continuare la tradizione dei Corsi Estivi dell'Università Cattolica.

BRUNO DEMARCHI

Bruno De Marchi, triestino, è nato il 2 novembre 1932.
Si è laureato all’Università Cattolica a Milano. Da fondazioni classiche e da studi di storia e civiltà del cristianesimo ( l'idea e il fatto di koinonía e di spectaculum nel mondo pagano e cristiano) è passato ad attenzioni per i problemi della comunicazione e del cinema, studiando alle università di Louvain, Nijmegen, Münich e alla New York University.

Pubblicista e critico cinematografico, negli anni settanta ha collaborato alla Biennale-cinema ed è stato managing editor della rivista Vita e pensiero.

Chi avesse a portata di mano “Vita Nuova” degli anni ’50, potrebbe leggere i brevi articoli che Bruno De Marchi, prima da studente e poi da giovane laureato, inviava da Milano ove si era recato a studiare Lettere e Filosofia.

Insegnò per vari anni nelle Scuole medie e superiori in provincia di Varese, mantenendo però sempre stretti legami di studio e collaborazione con l’Università di padre Gemelli.

Nell’a.a. 1974/75 andò per un anno presso la New York University a studiare discipline cinematografiche e, tornato, divenne presso la “Cattolica” unico docente universitario italiano di “Storia delle teoriche del cinema”.

Per queste sue competenze fu per molti anni Inviato speciale di vari quotidiani nazionali (fra i quali “Avvenire”) a numerosi Festival Cinematografici Internazionali non solo dell’Europa occidentale (Cannes, Berlino, Venezia), ma anche dell’Est Europa ove fu tra i primi esperti occidentali ad essere invitato.

Storico della cultura e delle culture ante litteram, ha celebrato nei suoi scritti e nell’insegnamento il fascino mitopoietico del cinema e dedicato anni di studio ai meccanismi di costituzione nel testo filmico di identità etniche e nazionali.

Per anni si è prefisso di continuare a ispezionare le zone d'ombra dell'universo teorico (Boleslaw Matuszewki, Václav Tille, Karol Irzykowski, István Szöts ) e dall’altro di proporre nuove teoresi di approccio critico, teoresi che vadano oltre l'analisi e considerino il film come memoria storica, tramite di cultura e indice di valori.

Si è occupato di cinematografie marginalizzate dalla distribuzione, specialmente quelle della Mitteleuropa, quelle delle nazioni in cerca di identità (Québec, Catalogna, Irlanda, Islanda) e quelle dei paesi dell'Africa nera. Tra le pubblicazioni: István Szábo, La nuova Italia, 1977; Paul Vecchiali o dell'Anfibologia, Edizioni della Biennale di Venezia, 1982; Lontano da Hollywood? e Umbra Dei e palpebra del cinema, luce, Euresis, 1996).

Ma ciò per cui Bruno De Marchi sarà ricordato in Italia, e soprattutto all’estero, è l’impegno appassionato nell’organizzare i Corsi di Lingua e Cultura italiana dell’Università Cattolica per studenti stranieri. Quando nel 1980 quell’Università, dopo quasi 20 edizioni, cessò di organizzarli direttamente, De Marchi maturò l’idea di trasformare i tradizionali Corsi in un mese di studi ed esperienze culturali anche creative per studenti, docenti e studiosi stranieri.

Nel 1980, quindi, nacque l’annuale Laboratorio Internazionale della Comunicazione che, dopo una sessione svoltasi a Trieste (1980), dal 1982 - con l’appoggio della Regione Friuli Venezia Giulia e dell’Università di Udine - si tiene nel vicino Friuli.

Dal 1989 il Laboratorio ha trovato la sua sede a Gemona, dove è diventato un avvenimento ormai tradizionale e condiviso dall’Amministrazione pubblica. Il centinaio di giovani, e meno giovani, studiosi non solo ha l’opportunità di approfondire le proprie conoscenze della lingua e della cultura italiana, ma, nelle cosiddette “botteghe”, si impegna anche su vari aspetti della comunicazione (giornalistica, video-televisiva, archeologica, teatrale, creativo-narrativa, ecc.) e artistica.

Anche dopo il 1997, quando uno stroke lo colpì nell’uso fluente della parola, Bruno DeMarchi non cessò di programmare e organizzare il Laboratorio del quale ha continuato ad essere la intelligente e brillante mente operativa e pensante.

È deceduto nel 2005, il 24 aprile mentre stava lavorando alla 42esima edizione del Laboratorio internazionale della comunicazione di cui era direttore dal 1982.

Il Gamajun, che Bruno DeMarchi aveva scelto a simbolo del Lab ripescandolo da un’antica leggenda popolare russa, è una figura mitica dal viso elegante di donna che percorre le terre eurasiatiche da est a ovest per riappacificare i popoli. È solo una delle molte, bellissime immagini e parole che ci ricorderanno sempre lo stile, il rigore, ma anche l’ironia e l’arguzia di un maestro, magister nel senso antico e più pieno del termine.